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Cosa sono quelle scintille che vedono i miei occhi?

04 Maggio 2020 • in: Consapevolezza

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ENERGIA VITALE E FOSFENISMO

Il qi o chi, (pronunciare «tci») o ki (in giapponese), è una parola cinese che ha come traduzione «soffio», «vapore», «esalazione», «fluido», «influsso», «energia». Si tratta di un concetto essenziale della cultura cinese.

Secondo questo approccio spirituale, il chi ingloba tutto l’universo e collega gli esseri tra loro; in un organismo vivente, circola all’interno del corpo attraverso dei meridiani che si intersecano tutti nel «centro energetico», chiamato hara o seika tandem in Giappone e dantian in Cina. Esso è dunque presente in tutte le manifestazioni della natura.

Il concetto di chi non ha un equivalente preciso nelle tradizioni occidentali. Nondimeno, il concetto di etere, o quinto elemento, degli alchimisti può essere interpretato come equivalente. Un concetto indiano si avvicina ad esso: il prana. La nozione di chi ha ispirato il concetto di Forza nell’universo di «Guerre Stellari» di George Lucas.

Nella cosmologia cinese il chi, o soffio originario, precede la scissione binaria di yin e yang, essa stessa all’origine dei diecimila wanwus che compongono tutti gli esseri del mondo. Si noterĂ  che il chi è all’opera nei regni viventi, ma anche nel regno minerale: in particolare si considera che le nervature della giada interagiscano con le vene del corpo umano. D’altra parte, gli strati geologici delle montagne sono una delle manifestazioni macrocosmiche del chi.

Il fosfene porta il nome di “terzo occhio” o “occhio di Shiva”.
Nonostante abbiamo due occhi, non percepiamo che un solo fosfene nel mezzo del campo visivo, e la concentrazione su un dettaglio del fosfene (terzo occhio o occhio di Shiva) conduce alla chiaroveggenza.

Le allucinazionii piĂą semplici assumono la forma di una danza di stelle,scintille, lampi o semplici forme geometriche che attraversano il campo visivo: Di solito, i fosfeni di questo tipo sono bianchi, ma possono anche avere colori brillanti.

Oltre ai fosfeni ottenuti per fissazione diretta di una fonte luminosa e quelli ottenuti per riflessione della luce, esiste una terza varietà di fosfeni che si possono facilmente percepire nell’oscurità senza aver fatto un fosfene. IChiudendo gli occhi e osservando il proprio campo visivo, ci si rende conto in effetti che quest’ultimo non è totalmente oscuro, contrariamente a quanto si potrebbe credere, e che vi si trovano alcune vaghe macchie luminose e colorate. Si tratta di quello che chiamiamo il caos visivo, che è costituito da fosfeni spontanei provocati dall’attività cerebrale: percezione visiva degli scambi inter-emisferici.

Quando si osservano i dettagli del caos visivo, ci si rende conto che esso si precisa progressivamente, che diventa sempre più luminoso e che appaiono dei colori, come pure dei movimenti e delle forme sempre più numerose. Dopo aver così densificato il proprio caos visivo, lo si può facilmente percepire ad occhi aperti, cosa che fa dire ad alcuni che percepiscono l’ “aura”. Questa percezione delle diverse varietà di fosfeni e le esperienze che producono, sono alla portata di tutti. In “Mistici e Maghi del Tibet”, Alexandra David-Neel descrive i differenti tipi di reclusione praticata dai religiosi:

“Meditare nelle tenebre è una pratica conosciuta in India e nella maggior parte dei paesi buddisti. I Birmani costruiscono a tal fine delle camere speciali – ne ho viste di tipologie differenti durante il mio soggiorno sui monti Saghain – ma i religiosi vi soggiornano solo per qualche ora. Nel Tibet, al contrario, esistono delle persone che passano parecchi anni e persino che si murano a vita in queste specie di tombe”.

E’ evidente che in queste condizioni di oscurità completa il lama ottiene un caos visivo estremamente denso e ricco, e la durata impressionante di tale fissazione dimostra l’importanza che i Tibetani accordano a questa tecnica. Ma visto che ormai conosciamo i principi fisiologici che governano le tecniche iniziatiche, non abbiamo bisogno di praticare un ascetismo così rigido. Il caos visivo è, dopo il fosfene, una delle prime energie sottili facilmente percettibili e osservabili, e dà accesso a fenomeni neurologici molto interessanti. Questa tecnica è particolarmente utilizzata per sviluppare i fenomeni di visione e di intuizione, la veggenza, e per provocare l’esteriorizzazione della coscienza fuori del corpo.

Questa tecnica consiste nell’osservare i dettagli di una luminosità totalmente soggettiva o, meglio ancora, nella sua accezione filosofica, nell’andare verso la luce. E’ il procedimento di tutte le autentiche tradizioni iniziatiche; e la pratica della fissazione delle fonti luminose dirette o indirette è universale. Gli Antichi affermavano che “la luce è fonte di conoscenza”.

Cos’è il sistema fenico?

Qualsiasi fene è un intermediario fisiologico tra il senso fisico al quale corrisponde ed un senso spirituale equivalente che, una volta risvegliato, dĂ  luogo alla percezione di energie, di avvenimenti o di universi intangibili, cioè non percepibili dai sensi fisici. Fino ai nostri giorni, l’universo spirituale era considerato puramente ipotetico perchè gli strumenti utilizzati nella ricerca scientifica, che non sono che dei prolungamenti della percezione fisica, non sono adatti – a ragione – per individuare delle energie la cui natura non è fisica.

Tuttavia, a partire da un procedimento e da una metodologia differenti, ma assolutamente scientifici, ciascuno è attualmente in grado di scoprire questa “nuova” dimensione posseduta da ogni individuo.

Il sistema fenico, quando è stimolato, provoca la percezione dei piani spirituali, ciò che le tradizioni chiamano “al di là”, “mondi invisibili” o “piani sottili”.

L’equivalente del fosfene esiste a livello di tutti gli altri sensi fisici, ai quali bisogna aggiungere il senso dell’equilibrio, una proprietà dello scheletro, l’attività muscolare, la respirazione e la percezione del tempo.

I DIFFERENTI FENI:
1. Fosfene
Il fosfene (fisiologico e non patologico) corrisponde al senso della vista.

2. Acufene
L’acufene (fisiologico e non patologico) corrisponde al senso dell’udito.

3. Gustofene
Il gustofene corrisponde al senso del gusto ed alla masticazione.
Nei monasteri, i monaci mangiano in silenzio mentre un confratello legge un testo. Anche l’ostia permette di fare dei gustofeni molto validi, in cui il gusto rimane a lungo sul palato. (Ritrovare la sensazione di un gusto e osservare l’evoluzione del pensiero).

4. Pneumofene
Il pneumofene è legato all’atto respiratorio.

5. Osteofene
L’osteofene è provocato dalla vibrazione dello scheletro.

6. Miofene
Il miofene è legato all’attività mucolare. Sensazioni cenestetiche, sensazioni di movimento. Si ritrova alla base stessa delle Arti Marziali o di pratiche come il tai chi chuan.

7. Equilibriofene, girofene

Questi feni corrispondono al senso dell’equilibrio, il cui centro è situato nell’orecchio interno. E’ il fene che ci dà la sensazione soggettiva di spostarsi o di fluttuare.
Percezione spaziale inabituale: sentirsi diffusi al di là dello schema corporeo con l’impressione di straripare dai limiti del corpo verso l’infinitamente grande e a volte verso l’infinitamente piccolo. Ci può anche essere una pulsazione ritmica della coscienza, che oscilla tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, dei dondolamenti e la sensazione di fluttuare.

8. Fene dell’odorato (aromatofene o olfattofene).
Questo fene corrisponde al senso dell’odorato.
Nei luoghi sacri e nei luoghi di culto, l’incenso è utilizzato per stimolare il fene dell’odorato.

9. Fene del senso del tatto (tattofene).
Questo fene corrisponde al senso del tatto.
Sensazione soggettiva di una percezione tattile, di cui la prima a manifestarsi è la percezione del doppio: sensazione di essere contenuto in “qualche cosa” di fisicamente impalpabile, una specie di bozzolo ovattato molto piacevole. In seguito, nelle esperienze di sdoppiamento, percezione di un suolo sul quale si cammina, di oggetti che si toccano. In questo genere di esperienze, si hanno delle vere sensazioni di tatto. E anche delle sensazioni termiche, freddo, caldo, e sensazioni di pressione o di leggerezza. Sensazione acuta del vuoto.

10. Percezione soggettiva del tempo
Certe esperienze fanno perdere la nozione del tempo. La maggioranza delle volte esse sembrano durare meno della loro durata reale. Per esempio, una seduta di un’ora e mezzo può essere percepita come se fosse durata tre quarti d’ora.

Succede anche che si viva a volte una esperienza che sembra estendersi su un tempo piuttosto lungo mentre non sarà durata che qualche secondo di tempo reale. Quest’ultimo aspetto si produce soprattutto nel dormiveglia.

Tutti questi feni, e probabilmente altri non ancora individuati (per esempio il fene della voce che potrebbe essere costituito dal pensiero uditivo) sono, naturalmente, legati tra loro. Tutto ciò fa sì che quando si eccita un fene specifico, si potrebbero perfettamente percepire le sensazioni legate ad un altro fene.

Inoltre, esiste un terzo sistema sensoriale che è stato chiamato fino ad ora “centri psichici” o chakra. Questo sistema è legato al sistema fenico. Questo terzo sistema sensoriale è legato alla coscienza. E’ possibile che questi centri psichici o chakra siano, in una certa misura, gli organi della coscienza.

Come sviluppare dei fenomeni di visioni?
Il fosfene (sollecitato)ci permette infatti di penetrare nelle zone piĂą profonde del cervello.

La zona della visione è situata nel retro della testa, a livello della parte occipitale.

Il cuneo è l’organo che produce le immagini del sogno, perché nel sogno nessuna immagine fisica sollecita gli occhi. Il cuneo è anche all’origine di percezioni visive molto particolari che sono le “visioni”.

Effettivamente, quando si eccitano le tre zone concentriche del cuneo con degli elettrodi posizionati sui timpani di un soggetto, questi percepisce, per la prima zona, dei fosfeni informi. Questi corrispondono a ciò che si vede all’inizio nel caos visivo: delle masse nebulose imprecise.

Quando viene eccitata la seconda zona, il soggetto percepisce dei fosfeni di forma geometrica. Allo stesso modo, fissando i riflessi del sole sull’acqua, si percepiscono molto presto dei triangoli, dei rombi, fatto che dimostra che la luce si è diffusa in questa seconda zona della visione.

Quando la terza zona del cuneo è stimolata dagli elettrodi, il soggetto percepisce delle immagini, come delle immagini di un sogno, ma di cui non si capisce la relazione con la sua psiche. Questo corrisponde alle “visioni” delle persone che hanno dei fenomeni di “veggenza”; i lavori del Dottor LEFEBURE dimostrano che tutte le persone che hanno sviluppato la facoltà di veggenza avevano l’abitudine, nella loro infanzia, di osservare i fosfeni e di giocarci.

E’ dunque possibile sviluppare i fenomeni d’intuizione, di veggenza e le visioni tramite l’osservazione minuziosa del fosfene, allenandosi ad osservare i dettagli che si trovano al suo interno.

– Fissazione di un dettaglio nel fosfene.
Osservare le sfumature di colore nel fosfene.
Osservare le forme che si trovano all’interno del fosfene.
Seguire i movimenti percepiti nel fosfene.
Dare la caccia ai dettagli nel fosfene e osservare le sensazioni, le percezioni visive, i pensieri.

I fosfeni permettono di misurare precisamente l’azione sul cervello degli esercizi destinati a stimolare il chi (principio della cervoscopia). Da questo studio deriva una razionalizzazione degli esercizi detti «energetici» che permette di vederci piĂą chiaro nella jungla delle tecniche che ci sono offerte dalle diverse tradizioni.

Fondamentalmente occidentale, il Dottor Lefebure offre una spiegazione semplice e rapida dei principi che reggono lo sviluppo del chi. Con le sue scoperte, non c’è piĂą bisogno di «giocare all’orientale» per percepire e sviluppare il chi.

L’esercizio di base è il «Mixaggio Fosfenico». Molto facile da realizzare, consiste nel mescolare un pensiero al fosfene. Questo processo ha come effetto di caricare questo pensiero con l’energia della luce, sfociando in numerosi effetti positivi, tanto a livello pedagogico (sviluppo della memoria) che a livello personale (miglioramento della concentrazione) o iniziatico (arricchimento del tema di meditazione).

Successivamente, vengono degli esercizi di pensiero ritmato molto variati: dondolamenti della testa, respirazione ritmica, ripetizione di mantra e tensioni statiche. Lo scopo di questi esercizi è di associare i fosfeni al pensiero ritmato, sviluppando così il chi in maniera considerevole.

In effetti il genio del Dr Lefebure è di avere scoperto il fondamento stesso di tutte le tradizioni e delle iniziazioni, e di poterlo dimostrare.

Fonte: fosfeni.com

Quando il caos si fermerĂ  ci renderemo conto di quanto poco abbiamo bisogno, di quanto in realtĂ  abbiamo e del vero valore della connessione umana.

Michela Marini

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