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Esercizi Rudolf Steiner

28 Marzo 2013 • in: Meditazione

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ESERCIZI ESOTERICI
Scientifico spirituali tratti da vari testi

ESERCIZIO DEL SEME
(da G.Colazza: “dell’Iniziazione”)

Osservare con gli occhi fisici un seme: forma,colore,peso,dimensioni,rapporti.

Fatto ciò,occorre interiorizzare l’immagine,astrandosi dalla percezione fisica del seme,sforzandosi di visualizzarlo nel campo della propria coscienza,ad occhi chiusi.
Si pensi che in esso è virtualmente presente in potenza l’intera pianta: vi è in lui un’Idea,una Legge naturale invisibile che lo governa,la quale manifesterà in un futuro sulla Terra la pianta in lui ora nascostamente contenuta.

In lui dimora una potentissima forza vivente,che si cela alla nostra vista,invisibilmente.

Rappresentarsi poi il processo temporale,di crescita in successione,nel triplice ritmo della sua costituzione:1- radice, 2- fusto,3- fogliame,fiori ,frutto.
Non è importante curare i dettagli,ma sentire la forza di questa manifestazione,la potenza creativa che si esprime nell’espansione dirompente delle forze insite nel seme.
Quel che noi sentiremo come potenzialità espansiva è l’elemento invisibile del seme: la forza eterica. Il ritmo perenne del mondo vegetale trascende il seme stesso come dato immediatamente sensibile e percepibile.
Ci si volga di nuovo al seme (aprendo gli occhi?) collegando ad esso l’intero processo immaginativo delle potenziali forme di crescita, dell’invisibile che è diventato visibile.
La forza che ne risulterà si tradurrà in noi come facoltà di visione: una specie di nube luminosa,una specie di piccola fiamma di colore lilla-azzurro,aleggiante intorno al seme. Ciò è la vivente forza vitale che edificherà la pianta.

ESERCIZIO DELLA PIANTA
(da G.Colazza: “dell’Iniziazione”)

Osservare una pianta in completo sviluppo,sforzandosi di vedere in essa immaginativamente l’attuarsi del ciclo seme-pianta-fiore-frutto seme,realizzando così un senso di perennità della vita vegetale,espressa nella sintesi della forma della pianta stessa.
In un certo senso,è come se dalla pianta-spazio momentanea,si estraesse la pianta-tempo,ossia l’Idea totale o Essere di specie vegetale a cui appartiene quella pianta.

Pensare poi che vi sarĂ  un tempo in cui questa pianta non esisterĂ  piĂą,sarĂ  scomparsa.

Questa pianta verrà annientata,ma non la sua specie: essa ha generato dei semi tramite i quali,l’Idea della specie continua l’esistenza in altre piante.

Senza distogliersi dalla percezione spaziale fisica della pianta,bisogna sovrapporvi l’immagine di ciò che ella sarà nel futuro,che avvissisce e che appasisce,disseccandosi,di quella realtà celata ai nostri occhi. La pianta morirà,ma non morirà l’Idea o la Legge che l’ha generata e fatta agglomerare.

Questo trasportarsi nella dimensione delle potenzialitĂ  ora latenti,della pianta in oggetto,produrrĂ  in noi la visione di una fiamma.
Un’indicazione personale che voglio offrire,è di cercare di contemplare le forme,partendo da una diversa prospettiva rispetto quella usuale.
Se si osserva una pianta,solitamente il fusto è perpendicolare all’asse degli occhi; si provi a piegare la testa,in modo che esso diventi parallelo all’asse degli occhi. Il modificare il modo abituale di vedere,favorirà l’esperienza spirituale.
L’obiettivo di questi esercizi è di trascendere l’oggetto percepito per arrivare al suo contenuto immaginativo.

ESERCIZIO DELL’UOMO
(da G.Colazza: “dell’Iniziazione”)

Prendere in esame il ricordo di un evento in cui abbiamo assistito alla trasfigurazione nei movimenti e nei gesti di un individuo preda di un fortissimo desiderio.
Sforzarsi di sentire in noi quel sentimento di brama o desiderio.
Pur sorgendo,trasferendo in noi tale sentimento,esso deve rimanerci estraneo,tanto da poterlo osservare obiettivamente,senza parteciparvi con sentimenti e pensieri.

Appariranno diverse gamme di sfumature di colori.

Altro errore è di compiacersi innavertitamente o di stupirsi nell’attimo in cui si ha un’esperienza spirituale: si genera difatti un’onda nel sentire che annega l’esperienza stessa.

LA CONCENTRAZIONE
(M.Scaligero: Manuale pratico della meditazione)

Essa èl’esercizio chiave della disciplina: il veicolo dell’illuminazione e della liberazione.

Consiste nel roccogliere il flusso del pensiero in un unico punto,così da conseguire una sintesi dinamica. Esso ripristina l’equilibrio Spirito-anima-corpo,quindi la salute corporea.

Il pensiero,originariamente è un potere di sintesi,ma a tale livello non conosce il suo contenuto, perché non è cosciente di sè; lo diviene volgendosi al sensibile: assumendo come proprio contenuto quale eco o immagine riflessa il cozzare con il mondo sensibile.

L’esercizio della concentrazione consiste nella evocazione di un oggetto prodotto dall’uomo,preferibilmnte esauribile in una serie minima di rappresentazioni,mediante cui sia possibile esprimere il massimo della forza pensiero: perciò l’oggetto più semplice.
Malgrado la sua elemetarità,esso è sempre difficile da realizzare,perché non connaturato con l’istitiva natura del corpo eterico.

Si consiglia di sciegliere un oggetto semplice,ma tassativamente prodotto dall’uomo,non dalle forze della natura; l’idea dell’oggetto costruito dall’uomo non è nell’oggetto,ma nella mente dell’uomo,mentre l’idea appartenente ad un ente della natura (cristallo,pianta,animale) è immanentemente dentro a questo: qui l’Idea è presente come potenza della sua forma.

Solo in una fase inoltrata dell’ascesi il discepolo potrà sperimentare quale “spirito” abiti l’oggetto inanimato costruito dall’uomo.

Nel cristallo, nella pianta e nell’animale,il discepolo si trova innanzi ad un’oggetto incarnante un pensiero che non é il suo pensiero,del quale ignora il principio e la sua causa vera.
La contemplazione degli enti della natura vivente in cui opera il pensiero universale,non fanno parte della disciplina della concentrazione,ma di un’altro tipo di esercizio che esige la percezione diretta dell’oggetto: tale esercitarsi non deve essere né l’atto iniziale del discepolo,né la chiave della sua liberazione.

Una volta scelto, l’oggetto va semplicemente evocato,non direttamente percepito, visualizzandolo all’interno dello spazio interiore,nella coscienza; percepirlo con i sensi durante l’esercizio sarebbe un errore, in quanto l’obiettivo è di sperimentare il pensiero libero da supporti sensibili.

L’obiettivo è, passando di rappresentazione in rappresentazione con un senso logico susseguente e concatenato, di ricavare da un oggetto tutto il pensiero che l’ha pensato,sino a poter eliminarne il suo supporto sensibile per averne una sintesi-idea: un quid che contenga il tutto.
Si evochi un’oggetto,(spillo,matita,bottone) ripercorrendo lo svolgimento dialettico-analitico: si faccia brevemente una piccola storia,descrivendola con precisione,individuandone la sua funzione.

Si cerchi di formulare il minimo indispensabile di rappresentazioni,dando luogo ad’immagine di sintesi o concetto globale,cercando poi di trattenerla interamente in tutte le sue fasi,dinanzi alla coscienza obiettivamente,come se essa fosse l’immagine iniziale dell’oggetto. Ciò non deve essere un rievocare l’oggetto iniziale ma un contemplare in un unico quadro l’insieme delle rappresentazioni create,quale sintesi totale,però riassunte in un’unica immagine.
(ad es.: concentrazione su uno spillo:

estrazione da parte dell’uomo della pietra minerale; infusione con il fuoco;
confezionamento meccanico; utilizzo pratico dello spillo.

Si sono ottenute 4 fasi o rappresentazioni chiave; pietra-uomo-fuoco-macchina.

Si può a tal punto sommare una sull’altra le 4 immagini,facendole trapassare l’una nell’altra,così da formare un sovrapponimento delle 4 forme o un quadro ove esse appaiono nei quattro angoli.
Non importa se l’immagine che si genera nella coscienza potrà apparire grottesca o irreale; la chiave sta nel realizzare un “qualcosa” che sia l’insieme di tutto quel pensiero che ha generato la creazione dell’ente spillo

A tal punto,le varie rappresentazioni devono ora ricongiungersi e fondersi l’una nell’altra; deve ripresentarsi quale risultato di tale fusione di forme,ciò che esse nel mondo fisico hanno generato come prodotto finale; la sintesi di tutti i pensieri che hanno reso possibile la forma ultima dell’oggetto prescelto inizialmente per la concentrazione.

Tale immagine-sintesi è lo spillo. Nel tornare a rievocare lo spillo,esso deve comparire non come all’inizio,un chè di oggettivo,ma come un simbolo in cui si riassumono e si celano non più in immagine,ma come in un’occulta e segreta presenza di sentimento,i vari passaggi evolutivi che crearono la sua forma.
Una volta eletto,quale simbolo di sintesi delle 4 rappresentazioni,l’iniziale Spillo,ma solo dopo averlo rievocato togliendogli man mano tutti i dati sensibili(colore,peso,lunghezza, larghezza): deve rimanere davanti a noi non la percezione in immagine dello spillo,ma il sentore o il sentimento che un quid è lì davanti a noi,quale sintesi di varie rappresentazioni che lo hanno creato,senza alcuna forma o immagine.
Quanto più tempo tale immagine-sintesi priva di forma,può venir contemplata,tanto più la concentrazione diviene esperienza dello Spirito.
Nella Concentrazione su oggetti creati dall’uomo,il discepolo giunge a vedere e contemplare il proprio pensato,ciò che egli stesso ha creato nella sua mente quale demiurgo umano; l’immagine che appare è frutto della sua fantasia; ma non per questo essa non è comunque espressione di una realtà esistente nel mondo sensibile. Nella meditazione su enti della natura egli contempla un pensato più potente: quello della Natura creatrice.

Durante l’esercizio,è fondamentale non lasciarsi distrarre da alcun altro pensiero: se ciò si verifica,non si deve ricominciare dal punto in cui si è persa la concentrazione,ma bensì risalire la rappresentazione estranea che si è inserita,sino al punto in cui è illegittimamente intervenuta.

La concentrazione non deve aver nulla a che fare con processi speculativi: non è ammesso inserire giudizi personali nell’avvicendarsi delle concatenazioni rappresentative.

Il discepolo deve cominciare all’inizio, muovendo in sé i pensieri dialettici usuali,razionali,non quelli universali. Se il discepolo cominciasse all’inizio a concentrarsi su pensieri universali,non arriverebbe mai ad essi,introducendovi sempre qualcosa del rappresentare sensibile.

CONCENTRAZIONE PROFONDA
(M.Scaligero: Manuale pratico della meditazione)

L’immagine di sintesi che si ottiene alla fine della concentrazione deve starci dinanzi obiettivamente; non ha importanza quale forma rivesta,o che non abbia alcuna forma.
Non ci si deve preoccupare di dover vedere qualcosa con una determinata forma,ma bensì di vedere dinanzi a sé un quid che simboleggi la sintesi-pensiero. Tale quid può anche essere un nulla e tuttavia esserci. Esso deve apparire come una sorta di formula matematica,arida e obiettiva.

Talequid deve venire contemplato con calma,decisione e sottile volontà,escludendo da sé qualsiasi moto di sentimento,emozione e passione.
Il divenire capaci di contemplare l’immagine-sintesi con purità silenziosa rappresenta sperimentare la liberazione dell’Io dall’anima,l’inizio della sua autonomia dal corpo astrale.

L’obiettivo è il divenir capaci di sviluppare attenzione pensante al di fuori dell’organismo dal quale ci si è sinora animicamente identificati. Occorre praticare una netta distinzione fra l’essere in noi che pensa e l’essere che in noi sente. Il secondo deve tacere.

Di fatti il sentire,per sua forza,ricongiunge la coscienza con la corporeità,paralizzando le forze dell’anima.

L’esercizio di concentrazione si conclude con una pratica importantissima e fondamentale; dopo aver oggettivato il pensiero-sintesi,occorre porre il sentimento di fermezza e sicurezza generatosi,nella zona fra le sopracciglia,nel centro frontale interno; si deve poi portarlo in linea retta verso la nuca,per poi farlo discendere lungo l’asse della spina dorsale,sino all’ultima vertebra.

E’ il sentimento che deve discendere,quale forza liberatoria dell’Io,non l’oggetto della concentrazione: quest’ultimo è servito soltanto per la generazione di tale sentimento.

ESERCIZIO DI POTENZA DI DISTRAZIONE
(M.Scaligero: Manuale pratico della meditazione)

E’ la facoltà di sottrarsi a un pensiero o ad uno stato d’animo invadente.
Tale facoltĂ  si educa esercitandosi a passare di colpo da un decorso di pensieri da cui si sia particolarmente presi,a un altro per il quale non si abbia alcun interesse,sforzandosi sino al punto di lasciarsene prendere.

(Parola chiave: “lasciamo perdere”)

L’esercizio consiste nell’immergersi in un pensiero,in un ricordo o in un sentimento attraente,sino ad una fase controllabile,per poi di colpo abbandonarlo per dedicarsi ad un pensiero o un sentimento meno attraente,nel quale poi sprofondare donando sé stessi.

L’esercizio di distrazione volitiva libera momentaneamente l’anima da Ahrimane e Lucifero.

Esso rappresenta la catarsi delle forze che si producono mediante la concentrazione.
E’ utile anche immaginarsi una situazione che abbia prodotto un forte stato d’animo, vietandosi il sentimento corrispondente; contrapponendo uno stato di assoluta imperturbabilità.
Allo stesso modo è bene anche esercitasi a considerare situazioni e stati d’animo sperimentati da altri,come se fossero nostri,e i propri come se riguardassero altri.

LA MEDITAZIONE
(M.Scaligero: Manuale pratico della meditazione)

Essa distingue dalla concentrazione per il fatto che quest’ultima prende in esame un tema o un oggetto indipendentemente dall’importanza del suo significato, solo quale sintesi di pensiero; nella meditazione invece, il contenuto spirituale di un ente deve avere molta importanza spirituale,tanto da suscitare un’immagine per forza propria.

Nella meditazione si deve sciegliere un contenuto attingendolo dalla Scienza dello spirito o dalla Saggezza tradizionale: una frase,un’immagine,un simbolo; esso deve esser capace di risonare per forza propria nell’anima.

Es: “l’oro terrestre è la traccia minerale del Sole.” Oppure. “nella Luce vive Saggezza” o ancora:“nel fluire del mio pensiero sento il Dio che opera nell’universo”.

Non si deve analizzare il rapporto dei concetti contenuti nella frase,bensì si deve assumere l’immaginequale direttamente si dà nelle parole: accogliere l’immediato risonare di queste nell’anima. Le tre forze dell’anima verrano richiamate automaticamente da tali contenuti.
Meditare è alimentare con le proprie forze, per un dato tempo,la permanenza del sentimento corrispondente che sorge dalla contemplazione di un ente o di un’immagine simbolica.Occorre lasciar vivere nell’anima tali sentimenti,e qualora tendano a spegnersi,a smorzarsi,il discepolo deve rinnovarli continuamente, cercando di farli risorgere in sé mantenendoli alcuni minuti nella coscienza, così da impregnarne l’anima.

Preparatoriamente giova dedicarsi ad oggetti la cui natura dia modo di separare il contenuto interiore dalla sensazione: cristalli,metalli,piante,fiori,acqua,cielo,il rapporto di luce fra una pianta e lo sfondo del cielo,ecc.

Occorre contemplare l’oggetto con il massimo dell’attenzione e il massimo Silenzio,sino a conseguire un’ assoluta immobilità; dinanzi alla creazione della natura,l’immobilità trapassa spontaneamente nella quiete profonda: è la quiete della Potenza del pensiero Universo che si manifesta nelle forme eterico-fisico.
La forma dell’ente contemplato viene riconosciuto dal discepolo come un segno,un simbolo immaginativo tramite il quale si estrinseca una specifica corrente creatrice della Natura: le potenze soprasensibili che operano immanentemente in quella forma.

IMMAGINAZIONE
(M.Scaligero: Manuale pratico della meditazione)

La facoltĂ  immaginativa si educa:

col lasciar agire su di sé, in uno stato di immobilità contemplativa, le immagini, i quadri della storia cosmica dell’uomo, descritta dalla Scienza dello Spirito;
attraverso la contemplazione (Percepire Puro) della natura minerale o vegetale;
costruendo un’immagine secondo un determinato contenuto spirituale e contemplandola; (vedi meditazione della Rosacroce)
con l’immaginare un colore, astraendolo dal supporto sensibile mediante cui normalmente si manifesta, in modo da contemplarne il contenuto non sensibile; ( per es. si può immaginare l’accostamento di due colori, come il rosso e l’azzurro, e percepirne il rapporto sottile, che deve sorgere vivente.

Deve essere ben chiaro che in tutti tali esercizi lo scopo primo è di suscitare forti sentimenti corrispondenti: è tramite la forza di questi sentimenti che si apre il varco allo Spirituale.

TECNICA PER CALMARSI INTERIORMENTE

“IL POTERE DELLA CROCE”
( M.Scaligero: Manuale pratico della meditazione)

In caso di situazioni difficili,di ansia o di panico,è utile far agire la potenza della Croce, in tal modo: il discepolo raccoglie le energie cercando di non opporsi alla forza ostacolatrice che si si contrappone; cerca di sciogliere la tensione delle spalle e della schiena,evocando nel punto fra le scapole l’incrocio delle due correnti.
Dall’alto in basso,immagina lo scendere della corrente Solare,che s’incontra con l’orizzontale corrente Lunare in un punto dietro la schiena,fra le due scapole.

Tanto piĂą egli lascia agire,mediante immobilitĂ  e donazione nella sede mediana o ritmica,le correnti della Croce,tanto piĂą egli accoglie la virtĂą guatitrice,divenendo portatore della calma.

L’incontro della Forza assiale del Logos è il Potere della Croce.

ESERCIZIO PER VEDERE LE VITE PASSATE: l’uomo trasparente

(nessi karmici 2: R. Steiner )

Per osservare il karma è necessario guardare attraverso l’essere umano,renderlo come trasparente; se lo guardiamo solo fisicamente non accadrà nulla.

Quando l’uomo diviene trasparente ,riuscendo a prescindere da ciò che compie con braccia e mani,si ha dapprima l’impressione di vederlo sospeso in aria; lo si deve strappare dalle connessioni in cui è entrato attraverso azioni delle braccia e delle mani.

Appare una situazione:

Luna=Dietro ciò che hanno compiuto mani e braccia vi è la Luna,ossia le necessità karmiche insite in lui,che agiscono in lui: esse sono anche forze della fantasia;

Se rendiamo trasparente e eliminiamo tutta la sua emotivitĂ ,il suo temperamento,quindi tutto il suo sistema ritmico del torace,ci appare:

il Sole= forze che agiscono sulla sfera emotiva:si sentiamo creature solari,vediamo la libertĂ ;

Se facciamo astrazione dal suo indirizzo dei pensieri,ossia dalla testa,il sistema neurosensoriale,vediamo:

Saturno= il karma passato dell’uomo che stiamo indagando. Compare la sua vera individualità. Per fare questo esercizio dobbiamo quindi prescindere da tutto ciò che appare dell’uomo nel mondo fisico,eliminarlo dal nostro pensare.

2°ESERCIZIO DI LETTURA DEL KARMA: analisi di un evento

“Le tre notti iniziatiche: un’analogia fra l’antica morte iniziatica e la moderna resurrezione dell’io”

Da effettuarsi la sera,prima di dormire.

Prima serata:

Tentiamo di richiamare davanti all’anima ogni ben preciso particolare del determinato evento che si vuole indagare,in modo come se questo fosse ancora presente,davanti a noi,ancora in attività,in modo quasi artistico,ridisegnandolo meticolosamente.

E’ importante una grande nitidezza dell’esperienza vissuta,come se la si volesse ridipingere spiritualmente,plasticamente,con tratti caratteristici.

Occore rievocare suoni,voci,le accentuazioni,l’esatta riproduazione delle parole dette, timbri,odori,l’energia e i sentimenti prodottesi in noi nell’evento.

Se tale rievocazione sarà stata riprodotta con fedeltà accadrà, durante la notte che quando il nostro corpo astrale sarà fuori dal corpo fisico e dall’eterico,il corpo astrale si occuperà di elaborare quell’immagine da noi prima evocata. Esso ne è propriamente il portatore,prenderà con sé quell’immagine e la plasmerà al di fuori dei corpi fisico ed eterico.

1° processo: impressione nel mondo eterico o etere cosmico.

Il corpo astrale configura,ridisegna l’immagine da noi evocata prima di dormire: la riproduce fissandola nella sostanza eterica esterna,nel mondo eterico. Più esattamente,l’immagine portata dal c.astrale,viene ricoperta dalla sostanza eterica,generando una forma: (l’astrale,quale immagine di pensiero è privo di forma) diviene una realtà che si è impressa come un timbro sulla carta. L’astrale è il timbro,l’eterico è la carta: il libro o memoria cosmica universale.

Si forma una sorta di “calco”nel mondo eterico.

2° processo: impressione nel nostro corpo eterico.

Quando il corpo astrale ritorna la mattina nel corpo fisico,l’immagine è stata rafforzata di notte,dalle forze eteriche,si è intensificata: il corpo astrale può allora con più forza,imprimerla anche nel nostro corpo eterico individuale. L’immagine penetra intensificata nel corpo eterico,sotto la zona della coscienza.

Seconda serata: rielaborazione cosciente nostra dell’immagine prima di dormire.

Occorre rielaborare con la stessa vivezza della sera precedente l’evento; lo sforzo spirituale è ciò che causerà possibilità di veggenza: senza tale sforzo non accadrà nulla

3° processo: elaborazione dell’immagine nel sonno,da parte del nostro corpo eterico.

La notte successiva,durante il sonno il nostro corpo eterico elabora l’immagine;

2° Mattino successivo: avverrà la percezione di un particolare sentimento.

Al risveglio si sperimenterà qualcosa di simile: “ in me vi è qualcosa,non so bene cosa,ma qualcosa che esige da me qualcosa.” Permarrà tutta la giornata tale sensazione particolare dovuta al discendere dell’immagine nel nostro corpo eterico. Occorre durante tutto il giorno dedicare particolare particolare attenzione a questo sentimento. Può avvenire anche come se si avesse la sensazione di sentirsi compenetrati da un metallo: in realtà ciò è sintomo di percezione spirituale,di compenetrazione di un qualcosa di altamente spirituale.

4°processo:durante il giorno l’immagine viene impressa dal corpo eterico dentro il corpo fisico. Essa scende inconsciamente nei processi nervosi e sanguigni.

5°processo: la terza notte il corpo fisico elabora l’immagine.

Il corpo fisico di notte,spiritualizza l’immagine.

3°Mattino successivo: al risveglio della terza mattina seguente,appare l’evento connesso al karma.

Al momento del risveglio,l’immagine apparirà di nuovo,come un sogno molto reale,ma con la differenza che sarà mutata nella forma di come la vivemmo nel passato e la elaborammo nelle tre sere precedenti: essa si trasformerà in molteplici immagini,fino a diventare completamente diversa.

Avremo la sensazione di essere come immersi,come compenetrati e avvolti da quell’immagine.

Avremo questa impressione: “l’esperienza che ho vissuto e ho elaborato traducendola in immagine, mi venne in realtà nel passato portata incontro da potenze spirituali.” In quell’immagine apprirà racchiuso la nostra predeterminazione karmika,il nostro volere karmico che ci condusse verso quell’evento. La volontà si è trasformata in veggenza.

In genere l’immagine che si paleserà è l’evento della vita precedente o di altre vite precedenti che causaronno quell’evento nella nostra incarnazione attuale.

Tutte le vicende accadute all’umanità sono impresse,inscritte nel mondo eterico,ossia nel mondo astrale che sta dietro all’eterico.

Non bisogna però credere che ciò accada subito al primo tentativo: bisogna avere pazienza,la necessaria pazienza.

29 Agosto 1995
“ESERCIZI DI CONCENTRAZIONE E MEDITAZIONE GIORNALIERI”
Tratti da opere diverse di R.steiner

“Per ogni passo avanti conseguito nella veritĂ  occulta,devi al tempo stesso fare tre passi avanti nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene.” (R.Steiner)

Le qualitĂ  fondamentali che la mente deve acquistare,onde conseguire la visione dei mondi sovrasensibili sono:

– La capacitĂ  di concentrarsi esclusivamente sopra un unico oggetto;

– la meditazione sui sentimenti provocati;

– Il dominio dei desideri,dei sentimenti e delle ambizioni terrene;

– l’abnegazione per le cose materiali;

– una visione della vita fondata sulla benevola fratellanza universale.

Occorre compiere per vari mesi la disciplina dell’educazione dell’anima, a mezzo degli esercizi pratici narrati di seguito e tramite il corretto atteggiamento di giustizia, benevolenza e positivismo riguardo i fatti ideologici e fisici.

Non è fondamentale la qualitĂ  delle rapresentazione mentali che ci si forma; è sopratutto essenziale la durata prolungata dell’attenzione e l’intensitĂ  dello sforzo che viene diretto sopra una rappresentazione,onde suscitarne dei sentimenti.
E’ importantissimo provare dei sentimenti provocati dalle rappresentazioni,anzi è la base su cui poter plasmare e quindi accedere al mondo dei sentimenti: il piano Astrale.
PiĂą il “sentire”sarĂ  prolungato,e piĂą se ne aumenterĂ  l’efficacia.

Esercizio del Mattino: Al risveglio,lo Spirito è appena ritornato dal mondo del Desiderio; in tal modo il corpo Astrale agendo sul C.Eterico ha rienergenizzato e ricostruito il Corpo Fisico.
Tal momento è il migliore per riprendere il contatto con il suddetto mondo.

Pratica: bisogna concentrate l’attenzione,con relativa astrazione,per un minimo di cinque minuti,sulle seguenti parole del Vangelo di Giovanni:

“IN PRINCIPIO ERA IL VERBO,E IL VERBO ERA PRESSO DIO,E IL VERBO ERA DIO.
QUESTO ERA NEL PRINCIPIO APPRESSO A DIO.
PER MEZZO DI LUI FURONO FATTE TUTTE LE COSE:SENZA DI LUI NULLA FU FATTO DI CIO’ CHE E’ STATO FATTO.
IN LUI ERA LA VITA E LA VITA ERA LA LUCE DEGLI UOMINI: E LA LUCE SPLENDE TRA LE TENEBRE,MA LE TENEBRE NON L’HANNO COMPRESA”.
Con l’andare del tempo,si percepirĂ  interiormente,una meravigliosa visione del principio e della Creazione dell’universo.
Dopo aver praticato i cinque minuti di concentrazione sul Tema,occorre lasciare cadere l’attenzione completamente, formando di conseguenza, il “vuoto mentale”.
Bisogna pensare a nulla,semplicemente aspettare che qualcosa appaia nel vuoto.
Solo con il tempo e l’esercizio,appariranno delle visioni e scene del mondo del desiderio,le quali riempiranno lo spazio rimasto vuoto,e che un giorno potranno essere investigate.

Tramite tale pratica rigorosamente giornaliera,avviene la purificazione dell’Aura,la quale cominciando a risplendere,attirerĂ  l’attenzione di un “Maestro”,vivente sul piano terreno o su piano ultraterreno,il quale si prenderĂ  così,cura tramite qualcuno,dell’ulteriore progresso.
Occorre tassativamente ricordare che che tutto ciò che accade durante la meditazione,è da ritenersi Sacro e lo si deve tenere gelosamente serbato in sè.

“Non plasmare con le parole ciò che appartiene al mondo del Silenzio,perchè mai riuscirai ad esprimere ciò che non hai ascoltato,ma che solo hai provato.”

Sera:esercizio di “Retrospezione”; dopo essersi coricati,si deve rilassare il corpo.

Pratica:
Occorre richiamare alla mente tutti i fatti della giornata in ordine inverso, cominciando dagli
eventi serali,poi a quelli pomeridiani,sino a quelli del mattino; ciò deve venire rappresentato come la visione di un “quadro”.

Ogni fatto,e in special modo i piĂą significativi,devono venire da noi giudicati,ma in modo esterno,come se le nostre gesta e parole ci apparissero svolte da un’altra persona.

Come se noi stessimo assistendo a scene che non ci appartengono, se vogliamo giudicarle in modo impersonale,obiettivo e giusto,non dobbiamo permettere che possano essere presenti interferenze provocate da inquinamenti determinati dalla nostra personalitĂ  e dal nostro carattere,i quali “accecherebbero” le nostre opinioni di giudizio.

“Nell’analisi dei vari eventi verificatisi nella giornata,si deve in special modo interpretarli e giudicarli avendo particolare riguardo l’aspetto morale,considerando se agimmo male o bene nelle parole e nei gesti e di conseguenza,pensare se potevamo agire o parlare in modo miglio- re di ciò che è stato fatto.”
In tal modo,a mente calma e distaccata,riusciremo a essere maggiormente imparziali,ma sopratutto praticando così una sorta di “confessione”o “pentimento” riflessivo,purificheremo l’Aura e l’Anima,allo stesso modo di ciò che avviene nei piani espiativi del Purgatorio, egua-gliando e anticipando il lavoro che dovremo compiere in futuro in tali sfere o mondi.
Inoltre i nostri peccati,con tale opera di discernimento e pentimento verrano così ad essere cancellati,con conseguente attenuazione di effetti Karmici; oltre che a diminuire il peso del fardello dei peccati,ciò ci avvierà al conseguimento della giusta condizione di purezza necessaria per ascendere ai gradini della Conoscenza dei mondi sovrasensibili.

Meditazione sul “Sentimento di Gioia”
Pratica:

Dopo essersi rilassati,occorre pensare ad un evento passato o immaginario,il quale ci ha fatto provare un’emozione di gioia.
Occorre ricercare quei fatti che abbiano in sè una natura altruistica,ossia un’azione che appare essere stata generata per bontĂ  di cuore non per il proprio interesse,ma per l’interes- se di un proprio simile.
Se si cerca di far vivere questa gioia per lungo tempo nell’anima,in modo continuo ed energi-co,si risvegliano le facoltĂ  animiche.

Meditazione sul “Seme”
Pratica:

Ci si ponga dinanzi un piccolo seme di una pianta.
Si tratta,dinanzi a questo oggetto apparentemente insignificante,di sviluppare con grande intensitĂ  giusti pensieri e sentimenti.
Dapprima occorre,dopo essersi astratti e rilassati,cogliere tutti i particolari che ci si presenta esso sul piano fisico: la forma,il colore,la grandezza,il peso,la consistenza.
Bisogna poi,fare la seguente riflessione:

“Da questo granellino,se seminato in terra,sorgerĂ  una pianta; se avessi innanzi a me un imitazione artificiale di questo granellino,niente potrebbe da esso far nascere qualcosa.
Nel Seme riposa nascostamente ciò che piĂą tardi crescerĂ  in esso; nell’imitazione tale forza non c’è; il vero seme contiene un qualcosa di invisibile che non esiste nell’imitazione.
Questo invisibile si trasformerĂ  piĂą tardi in pianta visibile che mi apparirĂ  con forma e colore.
L’invisibile diverrĂ  visibile.”

Dopo molti tentativi,si sentirĂ  interiormente una forza; essa provocherĂ  in noi una nuova facoltĂ  di visione: il seme ci apparirĂ  come avvolto da una nube luminosa.
Una specie di fiamma color lilla;all’orlo di essa si intenderĂ  un contorno azzurrognolo.
Essa è l’immagine della forza spirituale presente nel seme.

A titolo di rafforzamento delle qualità del corpo eterico e della volontà è utile compiere tali esercizi,i quali oltre che a migliorare la salute del corpo,diminuiscono il Nervosismo:

1- occorre cercare di non avere piĂą piccole dimenticanze; bisogna collegare delle “chiavi” o immagini mnemoniche connesse con un’azione,qualora non la si voglia dimenticare.
Se per esempio si mette per esempio una chiave nel secondo cassetto,si penserĂ  alle due gambe dell’uomo e ad una scatola rettangolare.

2- è utile fare esercizi per scrivere con una scrittura che non è la propria,onde perdere la meccanicitĂ  del gesto; tale fatto donerĂ  piĂą padronanza del pensare sull’eterico.

3- è molto importante,ripensare a fatti,a drammi,ad eventi rivedendoli e analizzandoli dalla fine al principio, ossia in senso inverso: per esempio analizzare la vita di Gesù al contrario,

La trama di una fiaba al rovescio.

4- è importante,onde rafforzare la volontĂ ,imporsi di cambiare delle piccoli abitudini; per esempio decidere di non usare piĂą in futuro una parola o un termine usualmente familiare, sostituendolo con un’altro inedito. ad es.: Accidenti! = corpo di mille balene!

5- sempre per rafforzare la volontà,è utile porsi delle piccole rinunce,come decidere ad es.
di non bere vino ad un pasto; oppure di fumare una sigaretta solo ogni ora,oppure non rimandare mai le proprie faccende quotidiane al giorno dopo,occupandosene subito; ciò rafforza il potere dell’io sul corpo astrale.

IL GIUSTO METODO DI OSSERVAZIONE DELLE COSE
R. Steiner

Esercizio: per comprendere cose delle quali non si conoscono i nessi interiori
Ciò che ha valore per la vera e feconda osservazione e indagine del mondo,è:

Durante l’esercizio è fondamentale il non specularvi intelettualmente sopra,l’astenersi dal giudicare,l’interferire con pareri personali.
Occorre dapprima formarsi rappresentazioni,immagini esatte dell’evento da indagare,dei fenomeni che sono avvenuti e che si sono susseguiti temporalmente; rappresentarsi tali immagini cronologicamente l’una accanto all’altra; farle trapassare l’una nell’altra.

Occorre generare ora una Fiducia nel fatto che essendo noi stessi connessi con la natura,i fatti effettueranno connessioni anche in noi.
Tanto piĂą ci asteniamo dall’esplicare pensieri personali,quindi giudizi,quanto piĂą con assoluto rilassamento ci formiamo immagini rappresentative, tanto piĂą gli intimi pensieri del mondo operano e si connetteranno con noi,e senza che noi lo sappiamo consapevolmente,si improntano nel nostro corpo astrale. Ci “ispireranno”occultamente,svelandoci l’intima e nascosta natura delle cose.
In tal modo noi ci congiungiamo con il divenire del mondo; bisogna che le cose agiscano su di noi accogliendole in modo neutrale: saranno loro a parlare in noi,non noi per loro.
Il restare in contemplazione non è un alcunchè di passivo,ma bensì un “tacere” nel quale ci si dispone ad ascoltare nel silenzio la “Voce delle cose”.

Da “entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura” pag.11) R. Steiner

Esercizi per arrivare a per percepire il mondo vitale o essenzialità eterica; 4 differenti esperienze di percezione della legge morale cosmica entro il sensibile: la religiosità nell’universo
La seguente tecnica, che può essere anche definita percepire puro, la si può applicare alle più svariate impressioni sensoriali: ci si deve abituare ad eliminare l’impressione sensoriale, (visiva, uditiva, tattile,intellettiva, emozionale, ecc.) conservandosi desti di fronte al mondo, in special modo portando tutta la propria attenzione verso l’impressione che compare nell’anima in conseguenza ad una data percezione.
Così facendo si stimola ad operare in noi qualcosa di più profondo dei nostri occhi, orecchi, del nostro cervello o sentimento.

Concentrazione sul cielo azzurro: la devozione

I seguenti esercizi sono sperimentabili da chiunque ne crei in sè stesso le premesse.

Si deve volgere lo sguardo, innalzandolo dalla terra verso le vastità del cosmo, abbandonandosi alla contemplazione dell’azzurro del cielo, osservandolo in tutte le direzioni. Si scelga un giorno in cui non vi è nessuna nuvola, e il cielo sia chiarissimo. Ciò che conta è l’abbandonarsi molto lungamente e intensamente all’impressione suscitataci dal cielo azzurro, cercando di immedesimarsi in esso, dimenticando tutti i propri ricordi, i propri stati d’animo: cercare di afferrare e di serbare nell’anima, il contenuto afferrabile a mezzo della sensazione promanante dall’impressione “cielo azzurro”.
Si arriverebbe ad un punto in cui si sperimenterebbe un’impressione oggettiva, esperibile da qualsiasi essere umano,un’esperienza di devozione. L’anima si sentirebbe ricolmo di infinita devozione.

In una concentrazione del genere, il blu cesserebbe di essere blu ad un dato momento e al posto del colore blu apparirebbe interiormente un immenso sentimento di devozione, di religiosità, grande rispetto per ordine perfetto (morale) del mondo. L’azzurro si muta in un’impressione di un quid di morale che avvolge il mondo con la sua saggezza e protezione.

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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT
 

Quando il caos si fermerĂ  ci renderemo conto di quanto poco abbiamo bisogno, di quanto in realtĂ  abbiamo e del vero valore della connessione umana.

Michela Marini

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